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    Moralités marchandes dans l’Europe méditerranéenne au XVIIIe siècle : institutions, appartenances, pratiques , Journée d'études

    Andrea ADDOBBATI (Università di Pisa) | 24.05.13

    Nella tradizione letteraria europea esiste un aneddoto che parla della liberalità del grande mercante e finanziere. È un aneddoto che ha avuto una fortuna eccezionale, e che si presenta in alcune varianti nazionali. La versione più celebre mette in scena il grande banchiere Anton Fugger e l'imperatore Carlo V, ma ne esiste anche una versione fiamminga dove il mercante è Joan Daens, due versioni spagnole, con Rodrigo de Dueñas e Diego de Burney, una versione inglese, con Richard Whittington e Enrico V; e inaspettatamente, anche una versione francese con Samuel Bernard e Luigi XIV. Tutte le diverse versioni parlano della cancellazione del debito del re con un atto di grande liberalità da parte del creditore, che al termine di un banchetto getta i titoli del tesoro in un camino che è stato acceso, in segno di omaggio, con fascine di cannella. Credo che la fortuna dell'aneddoto sia dovuta alla sua ambiguità, perché per un verso la liberalità è tutt'altro che una virtù borghese, e per l'altro, per quanto ossequiosamente la si possa esercitare, resta sempre la vaga impressione di un'inversione dei ruoli quando a beneficiarne è una testa coronata. A quanto pare, quasi tutte queste versioni appaiono nel secondo '600, in piena età mercantilista, e tutte esprimono il senso comune intorno al problema dei rapporti tra la sovranità politica e il potere della finanza. C'è da chiedersi se lo studio comparato delle diverse versioni possa evidenziare alcune specificità nazionali in ordine anche alla questione della noblesse commerçante, e dell'inserimento dei finanzieri nei ranghi della corte. Sicuramente interessante, da questo punto di vista, è il caso del banchiere Samuel Bernard, che appare abbastanza inaspettatamente protagonista dell'aneddoto. L'aneddotica che lo riguarda è copiosissima, ma se c'è un aneddoto famoso che illustra i suoi rapporti con la monarchia, questo aneddoto non è quello del falò di cannella, ma quello riferito da Saint Simon della passeggiata con il re nei giardini di Marly. La versione francese parrebbe, per così dire, una versione abusiva, e di fatti non ne abbiamo che una attestazione. A parte le sfumature che possono essere ravvisate nelle differenti versioni, forse è più interessante capire come mai in alcuni casi abbiamo un adozione nazionale dell'aneddoto perfettamente riuscita, ed altri dove l'adozione è parziale, come in Spagna, o addirittura assente, come in Italia, ma anche in Francia. Da questo punto di vista vale la pena osservare che se Whittington sarà un emblema identitario della City di Londra, e se Jean Daens diverrà un'icona nazionalistica belga, la figura di Samuel Bernard sarà dapprima interscambiabile con la figura di Mr Jourdian, il ridicolo borghese gentiluomo, poi, pur essendo il Bernard storico un cristiano, quello letterario diventerà il banchiere ebreo per antonomasia, esprimendo l'ossessione del métissage razziale dei ceti dirigenti francesi, ed infine nella letteratura antisemita novecentesca diventerà il simbolo del complotto plutogiudaico che incombe sulla nazione.

    Pour citer ce résumé de la communication

    Andrea ADDOBBATI (Università di Pisa), « Cannella e titoli del tesoro: il mercante virtuoso nell'aneddotica ». Résumé de la communication, Journée d'études : Moralités marchandes dans l’Europe méditerranéenne au XVIIIe siècle : institutions, appartenances, pratiques du 24 May 2013 , consulté le Sunday, December 15, 2019. URL : http://telemme.mmsh.univ-aix.fr/edition/54275/0